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Le Big Tech Facebook, Twitter e Google e lo scontro con il Senato degli Stati Uniti

Le Big Tech Facebook, Google e Twitter sono state chiamate in causa, insieme ai loro CEO Mark Zuckerberg, Sundar Pichai e Jack Dorsey per rispondere di come le loro piattaforme monitorano e rimuovono i contenuti pubblicati online. 

Nella Section 203 del Communications Decency Act si legge: “Nessun provider o utente di un servizio informatico interattivo deve essere trattato come editore o oratore di qualsiasi informazione fornita da un altro provider di contenuto informativo”, in altre parole la Section 203 prevede la tutela delle piattaforme digitali, in questo modo quest’ultime non hanno alcuna responsabilità penale su ciò che viene detto o fatto da terzi e sui post pubblicati da terzi.  

Il presidente degli Stati Uniti Trump, ormai da tempo, ha espresso la propria volontà di modificare questa legge; il Dipartimento di Commercio ha quindi ricevuto l’incarico di presentare alla Fcc, Federal Communications Commission, una petizione per rivedere e rivalutare la Section 203. 

Anche Joe Biden ha espresso il proprio consenso per l’abolizione della legge. 

L’audizione della National Republican Senatorial Committee è avvenuta in videoconferenza insieme ai Repubblicani e Democratici, ma si è trasformata in uno scontro verbale non solo tra i legislatori che si sono scagliati contro le tre aziende, ma anche tra i legislatori stessi che si sono attaccati a vicenda. 

I senatori repubblicani accusano i social network e le aziende di censurare i post conservatori, influenzando così i cittadini americani e le loro scelte politiche. 

I democratici dal canto loro preferirebbero che le misure prese dalle aziende per contrastare la disinformazione fossero più decise e più efficaci, in modo da non condizionare le elezioni. 

Zuckerberg, Pichai e Dorsey sostengono lo “scudo penale” e quanto sia importante per la difesa della libertà di espressione su internet. 

Jack Dorsey afferma che “la Section 203 è la legge più importante per proteggere il discorso su internet”, la sua abolizione cambierebbe il modo di comunicare online e comprometterebbe la libertà di espressione. 

Sundar Pichai dice: “certamente la nostra capacità di fornire accesso ad una vasta gamma di informazioni è soltanto resa possibile da esistenti strutture legali come la Section 230”. 

Mark Zuckerberg sostiene che le piattaforme saranno obbligate ad una censura maggiore per sottrarsi ai rischi legali, nel caso in cui la legge venisse revocata. 

Il repubblicano Roger Wicker, presidente della commissione, ha detto che proteggere le aziende da responsabilità altrui è importante, ma altrettanto importante è far sì che le aziende non censurino i contenuti non apprezzati.  

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