Fabio Inzani, Presidente di Tecnicaer Engineering, è intervenuto al Convegno Nazionale AIIC di Torino con una riflessione sul nuovo ruolo della progettazione ospedaliera nell’evoluzione della sanità. Progettare un ospedale, oggi, non significa più limitarsi a rispettare norme e requisiti tecnici, né semplicemente recepire un DIP e trasferirlo in un disegno: occorre integrare linee guida, funzioni, aspettative organizzative e vincoli economici in una visione coordinata e su misura.
Nella progettazione ospedaliera, ha spiegato, occorre mettere insieme tre grandi input che per loro natura non vengono mai coordinati tra loro: le linee guida e i DIP, le aspettative organizzative e il finanziamento. Quest’ultimo, nella maggior parte dei casi di origine ministeriale, viene richiesto molto prima dell’avvio della progettazione vera e propria. A questo si aggiunge il vincolo di bilancio, poiché ogni azienda ospedaliera dovrebbe evitare di generare perdite. La soluzione, secondo il Presidente, sta nel fondere l’esperienza del professionista con gli strumenti dell’Intelligenza Artificiale, che permettono di studiare in via preventiva un’ampia gamma di scenari operativi. Nel modello da lui descritto, il digital twin non è più soltanto un modello digitale statico dell’edificio, ma può integrare la gestione del personale, la gestione dei DRG, la programmazione dell’attività chirurgica e tutti i dati in possesso della direzione sanitaria, permettendo così di simulare scenari operativi orientati al rispetto della spesa. Fabio Inzani ha ricordato anche il ruolo di enti terzi come il JCI, che certifica preventivamente, già in fase progettuale, il rispetto delle norme di sicurezza e di accreditamento, oltre alla corretta erogazione delle cure in termini di budget, costi e tecnologie.
Il Presidente ha citato due esempi reali in cui l’utilizzo dell’AI ha portato a benefici tangibili. Nel primo caso – un ospedale da 500 letti, progettato senza seguire questo approccio – il team di Tecnicaer Engineering ha rafforzato i legami funzionali inderogabili e rilevanti, ottimizzato i percorsi e inserito le funzioni previste dal piano sanitario ma non ancora erogate dalla vecchia struttura. È emerso così che la revisione del DIP poteva generare circa 10 milioni di euro all’anno di beneficio sull’incremento dell’attività sanitaria derivante dall’FTE (Full Time Equivalent, l’unità di misura del personale equivalente a tempo pieno), a fronte di un bilancio che partiva da una perdita di 87 milioni. Nel secondo esempio, relativo a un ospedale con un progetto già approvato e quindi rigido, la revisione della maglia strutturale ha permesso di recuperare tempo e spazio: 21 ascensori aggiunti, il 12% di area libera in più, un risparmio del 32% sull’erogazione delle cure e tempi di percorrenza ridotti da 62 a 44 minuti per i medici e da 88 a 61 per gli infermieri. L’FTE è infine sceso da 12 a 10. Fabio Inzani ha concluso il suo intervento citando il progetto dell’ospedale di Cosenza, struttura da 863 posti letto realizzata in soli due mesi, a dimostrazione di come l’integrazione dei big data della direzione sanitaria nel digital twin possa ridurre drasticamente i tempi di progettazione rispetto ai tradizionali 6-8 mesi.
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