Società

Emoji, il nuovo linguaggio dei giovani: uno studio dell’Università LUMSA svela i segreti della Generazione Z

Le emoji hanno smesso da tempo di essere semplici decorazioni dei messaggi digitali. Oggi rappresentano un sistema comunicativo strutturato, con codici propri che cambiano significato a seconda di chi li utilizza. Generazione Z, Millennials e adulti, pur usando gli stessi simboli, spesso si riferiscono a concetti molto diversi tra loro, generando una sorta di linguaggio emotivo parallelo che non tutti sanno decifrare allo stesso modo.

A fotografare questo fenomeno è una ricerca condotta da più di 400 studenti dell’Università LUMSA, realizzata in occasione della Giornata mondiale delle Emoji del 17 luglio. Il lavoro ha coinvolto gli studenti dei corsi di Linguistica e galateo digitale della sede romana e di Scrittura aziendale e digital writing della sede palermitana, sviluppandosi in due momenti distinti: la creazione di un dizionario con i significati che i giovani della Generazione Z attribuiscono a 100 emoji, e la distribuzione di un questionario a 696 ragazzi di età compresa tra i 18 e i 25 anni.

Un esempio particolarmente rappresentativo di questo gap generazionale è l’emoji del teschio. Per chi appartiene a generazioni più mature, il simbolo mantiene il suo legame tradizionale con la morte. Per molti giovani, invece, ha assunto un significato del tutto nuovo, diventando sinonimo di una risata incontenibile, usata per sottolineare qualcosa di estremamente esilarante. La ricerca sottolinea come questa dinamica non riguardi un caso isolato: gli stessi simboli vengono usati da fasce d’età diverse, ma con sfumature e intenzioni distinte, dando forma a un codice condiviso soprattutto tra i più giovani, meno accessibile a chi è cresciuto con altri riferimenti culturali. Uno dei risultati che smentisce un pregiudizio comune riguarda la frequenza d’uso. Non è vero che i ragazzi della Generazione Z sovraccaricano le conversazioni di faccine: il 76,4% dichiara di inviarne meno di 20 al giorno, e più di quattro giovani su dieci ne usano addirittura meno di dieci. Il podio delle preferenze vede al primo posto la faccina che ride, scelta dal 60,1% dei partecipanti, seguita dal cuore rosso, indicato dal 39,9%. Questo conferma come le emoji servano principalmente a comunicare toni leggeri, sfumature ironiche e affetto.

Interrogati sulle motivazioni d’uso, il 60,6% degli intervistati indica come finalità principale quella di rendere i messaggi più cordiali e informali. Il 58% le impiega invece per dare voce a emozioni e stati d’animo. Più indietro si posizionano l’esigenza di dare enfasi al tono della conversazione (41,7%) e quella di rendere il testo più immediato e sintetico (14,5%). Anche la selezione dell’emoji giusta segue una logica precisa: circa sette intervistati su dieci affermano di sceglierla in base al contesto in cui si trovano, mentre il 59,8% si basa sull’emozione specifica che intende comunicare in quel momento.

Tra i dati più singolari emersi dallo studio c’è quello legato all’uso “sostitutivo” delle emoji. Ben il 70,5% dei partecipanti ammette di ricorrere a questi simboli al posto di espressioni volgari o offensive, privilegiando un registro più ironico e meno diretto senza però perdere il senso del messaggio originale. Seguono, con percentuali decisamente inferiori, l’uso al posto di riferimenti a contenuti sessuali (19,2%), sostanze come droghe e alcol (14,7%) e temi delicati o divisivi (14,1%).
L’indagine promossa dall’Università LUMSA evidenzia infine quanto questo sistema comunicativo sia ormai consolidato e ben compreso all’interno della stessa generazione. Solo il 5,7% degli intervistati riferisce di aver frequentemente frainteso o essere stato frainteso a causa di un’emoji, mentre più del 94% sostiene che le incomprensioni siano un’eccezione rara o addirittura inesistente.

Ne emerge il ritratto di un linguaggio sempre più indipendente ed evoluto, capace di ridefinire il senso originario delle emoji fino a costruire un vero e proprio dizionario generazionale. Un codice che funziona perfettamente tra chi lo condivide quotidianamente, ma che può creare distanza comunicativa quando a interpretarlo è qualcuno cresciuto con altri riferimenti simbolici.

Per maggiori informazioni:
https://www.ilmessaggero.it/tecnologia/news/emoji_vero_significato_giornata_lumsa_studio-9655482.html

 

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