Pompei torna a produrre vino, Tenute Capaldo: nasce l’azienda vitivinicola nel cuore del Parco archeologico

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Pompei non è solo un luogo della memoria, ma torna a essere spazio vivo di produzione, scambio e cultura. A distanza di trent’anni dall’esperienza pionieristica della “Villa dei Misteri”, prende forma una vera e propria azienda vitivinicola all’interno del Parco Archeologico, frutto di un partenariato tra l’istituzione pubblica e il Gruppo Tenute Capaldo. Un progetto che intreccia archeologia, agricoltura e identità territoriale, e che sarà presentato ufficialmente martedì 3 febbraio a Roma, al Ministero dell’Agricoltura.

L’idea di riportare la viticoltura tra le antiche domus affonda le radici negli anni Novanta, quando la famiglia Mastroberardino, su incarico della Soprintendenza Archeologica, avviò un accurato lavoro di ricerca sui metodi agricoli dell’antica Pompei. Da quell’esperienza nacque il Rosso Pompeiano, vino Igt ottenuto da vitigni storici come Piedirosso, Aglianico e Sciascinoso, diventato negli anni un oggetto di culto per collezionisti e appassionati. Memorabile l’annata 2011, prodotta in sole 1.700 bottiglie, simbolo di un progetto tanto sperimentale quanto visionario. Oggi quel sogno si è evoluto in un’iniziativa strutturata. Dopo l’avvio formale due anni fa e l’annuncio della prima fase operativa nel marzo scorso, il Parco Archeologico di Pompei ha affidato al Gruppo Tenute Capaldo – con le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco – la gestione e la valorizzazione dei vigneti presenti nel sito. L’obiettivo è ambizioso: realizzare un ciclo produttivo completo interamente all’interno dell’area archeologica, dalla coltivazione alla vinificazione.

Il risultato è un’azienda unica nel suo genere, con oltre sei ettari di vigneti condotti secondo pratiche biologiche e sostenibili e una cantina inserita nel contesto del Parco. Un progetto che va ben oltre la produzione enologica: al centro c’è una forte finalità culturale, volta a raccontare il ruolo del vino nella civiltà romana e a restituire a Pompei la sua dimensione originaria di centro produttivo.

A sostenere con convinzione questa visione è il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, che ha più volte sottolineato la necessità di difendere un patrimonio naturale fragile e a rischio, contrastando l’abbandono delle campagne attraverso modelli virtuosi di collaborazione pubblico-privato. Accanto a lui, Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio, ha messo a disposizione competenze, esperienza e una visione contemporanea del fare vino, rispettosa della storia ma proiettata verso il futuro.

La presentazione romana vedrà la partecipazione del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, del sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi e dei protagonisti del progetto, a conferma della rilevanza istituzionale dell’iniziativa. Un’attenzione che guarda anche al palcoscenico internazionale: nel 2027 Napoli ospiterà la Louis Vuitton America’s Cup, occasione ideale per raccontare al mondo un Pompei rinnovato, capace di unire tutela, produzione e narrazione culturale.

Tra filari che ricalcano disegni antichi e bottiglie che raccontano una storia millenaria, Pompei torna così a parlare il linguaggio del vino: un dialogo tra passato e presente che profuma di terra, memoria e futuro.

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