Tecnologia

Tecnologia e spiritualità: il dialogo tra Giovanni Lo Storto (Luiss) e il Cardinale Mauro Gambetti

C’è un lato spirituale in ogni cosa, compreso in quegli ambiti che sembrerebbero lontani anni luce dal concetto di spiritualità, come l’economia e la tecnologia. A ricordarlo è il Direttore Generale della Luiss Giovanni Lo Storto durante il suo intervento in un dibattito che ha avuto luogo nell’ambito della XVIII edizione del Festival dell’Economia di Trento e che ha avuto come coprotagonista il Cardinale Mauro Gambetti, Vicario Generale del Papa per la Città del Vaticano.

In primo luogo, il Professore ha spiegato perché la tecnologia e la spiritualità non sarebbero in realtà inconciliabili e che, anzi, possono migliorarsi l’un l’altra. “La storia insegna che fede e scienza possono convivere e alimentarsi a vicenda – ha osservato Giovanni Lo Storto – Molti scienziati, profondamente religiosi, ritenevano infatti che la fede li ispirasse nella loro produzione scientifica”. Oggi la tecnologia viene accusata di deumanizzare la nostra esperienza, ma secondo il DG della Luiss, “la questione non è tanto se la tecnologia è in sé incompatibile con la fede, ma quanto sia necessaria la centralità dell’etica”. È possibile “integrare la fede con il progresso tecnologico, purché si affrontino con una riflessione approfondita le questioni etiche e morali che ne derivano”. La tecnologia viene dunque vista come uno strumento per l’umanità e non un fine.

Tra i principali rischi derivanti dall’uso della tecnologia c’è la perdita delle relazioni umane, fondamentali sotto il profilo spirituale. Se da un lato questo potente strumento sembra permettere maggiori connessioni, dall’altro appare disgregare i rapporti esistenti o potenziali. “La vera sfida sarà restare umani”, ha sottolineato il Professore. “A cosa serve avere a portata di mano la possibilità di parlare con una persona dall’altro lato del mondo, se poi non parliamo con chi lavora e vive a pochi metri da noi?”.

Ad essere investito dalla rivoluzione tecnologica è stato soprattutto il mondo della scuola e dell’Università, che a causa della pandemia si sono ritrovate catapultate da un momento all’altro in un universo virtuale. “A lungo si è discusso sull’opportunità di utilizzare strumenti digitali a scuola, ma di colpo ci siamo ritrovati ad avere tutta la scuola solo su strumenti digitali”, ha raccontato Giovanni Lo Storto, che ha vissuto la situazione da vicino. In questo contesto, “il potere del docente è cambiato, perché la sua funzione è diventata soprattutto quella di instillare motivazione, ispirando non solo insegnando”. Per questo motivo, “dobbiamo approcciarci al sistema educativo, rendendolo il frutto di una sapiente miscelazione di umanità e tecnologia”.

Questo significa ricorrere alla formazione online, alle soluzioni didattiche personalizzate, alla gamification, all’intelligenza artificiale, alla stampa 3D/4D e ai laboratori virtuali, senza cambiare il fatto che la scuola resta un ambiente dove i ragazzi possono socializzare e conoscere altre persone. “Formare giovani a proprio agio con gli algoritmi come con i valori umanistici è l’essenziale di quello che in Luiss abbiamo definito life largelearning”, ha concluso.

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