Merito e innovazione, Paola Severino (Vicepresidente Luiss): “Dare ai nostri giovani, e quindi al nostro Paese, reali e concrete prospettive di crescita”

Paola Severino

“La fuga dei cervelli priva sicuramente il nostro Paese di alcune delle migliori risorse, ma il successo di alcuni dei nostri laureati – penso, tra i tanti altri, a Luca Maestri, vicepresidente e direttore finanziario di Apple, uno dei numerosi allievi Luiss di grandissimo e meritato posizionamento internazionale – rappresenta la conferma più evidente della qualità del nostro metodo di insegnamento”: a sostenerlo in un’intervista rilasciata a “Il Messaggero” è Paola Severino, Vicepresidente dell’Università Luiss Guido Carli. Il “large learning è il metodo su cui si basa il nostro insegnamento, incentrato sulla creazione di una larga base culturale su cui innestare poi la specializzazione, molto diverso da quello americano puntato fin dall’inizio verso una specializzazione sempre più esasperata”. Tuttavia, oggi le migliori Università statunitensi hanno deciso di inserire le materie umanistiche anche nei loro corsi più specialistici e questo, segnala la Professoressa, “dimostra che non è nella estensione della nostra base di studio che sbagliamo”.
Nel nostro Paese “trascuriamo la scelta di corsi post lauream orientati verso le nuove specializzazioni più richieste dal sistema pubblico e privato, non promuoviamo abbastanza l’interrelazione tra mondo degli studi, mondo della ricerca e mondo del lavoro”. Aspetti su cui è possibile porre rimedio “senza rinunciare a quanto di buono c’è nei nostri metodi di base”: è necessario, però, rendersi conto che “il compito delle Università non termina con le lauree, ma deve protendersi verso corsi che insegnino a lavorare, ad esempio, nel mondo dell’intelligenza artificiale, della cybersecurity, della consulenza aziendale, della governance d’impresa, del management pubblico, come noi in Luiss ed in alcuni altri atenei italiani stiamo facendo”. Tale scelta ha consentito di “intercettare flussi di domanda di lavoro che ci hanno portato ad un tasso medio di occupazione del 94% nel primo anno dalla laurea”.
“Pensiamo a quanti cervelli in fuga recupereremmo se potessimo assicurare ad ogni nostro bravo studente una buona collocazione lavorativa oppure un buon percorso di ricerca”, sottolinea Paola Severino nell’intervista. La chiave del successo di alcuni grandi atenei americani ed europei, prosegue, è da ricercare nel “miglioramento del rapporto tra mondo universitario e mondo del lavoro”. “Premiare le Università che investono nella ricerca teorica e promuovono la ricerca applicata rappresenta anzi un sistema di riconoscimento del merito”: un sistema finalizzato “a colmare disuguaglianze basate su dislocazioni territoriali o su scarsità di risorse, promuovendo cattedre e ricerche finanziate da settori dell’economia sensibili alla promozione di alcuni settori innovativi”.
In tal senso, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha posto “il miglioramento del sistema di istruzione” tra gli obiettivi principali della ripresa economica. La Vicepresidente dell’Università Luiss, nominata Presidente del Supervisory Board per l’attribuzione dei fondi del PNRR alle Università italiane, avverte “la grande responsabilità di tracciare, insieme al ministero ed agli altri componenti del Comitato, le linee cui dovranno ispirarsi progetti universitari di qualità, meritevoli di finanziamento, che potrebbero migliorare la percezione e il valore sia dei nostri atenei storici sia di quelli che hanno più di recente promosso prospettive innovative”. Un obiettivo che intende premiare “la migliore capacità di progettazione e la migliore capacità di formare, mantenere ed attrarre in Italia i giovani più meritevoli”.
In alcuni Paesi il processo identificato come ascensore sociale della cultura è fermo a causa dell’elevato costo delle iscrizioni. In altri, ad esempio nel sistema anglosassone, ciò è garantito attraverso borse di studio e finanziamenti agli studenti. “Anche in Italia abbiamo forme di finanziamento degli studenti”, segnala la Professoressa: “In Luiss per esempio nell’ultimo anno accademico abbiamo erogato oltre 1.000 borse di studio a studenti meritevoli e bisognosi”.
Per quanto riguarda le classifiche delle Università, Paola Severino sottolinea come queste rappresentino “una fotografia parziale del fenomeno e sono confrontabili solo se rispecchiano sistemi omogenei e comparabili. Parziale perché non raffigurano il sistema Paese nella sua complessità”. Partendo da tale presupposto, la Professoressa evidenzia ad esempio come il sistema universitario anglosassone si concentri “su poche Università di eccellenza, costruite per occupare i primi posti nelle classifiche internazionali, mentre molte Università si attestano su un livello molto inferiore”. Nel nostro Paese, invece, è presente “una valutazione mediamente più alta, grazie ad un gran numero di buone Università distribuite sull’intero territorio nazionale e più accessibili”. Ne consegue una possibilità di miglioramento da parte di entrambi: “Quello anglosassone puntando anche ad innalzare la media e quello italiano ispirandosi ai criteri che possano premiare nel sistema delle valutazioni internazionali”.
Prendendo in esame l’operato in Luiss, quest’anno l’Ateneo si è posizionato tra le prime 50 Università al mondo in “Politics and International studies”, scalando inoltre decine di posizioni in un solo anno per gli studi giuridici ed economici. Un risultato analogo a quello ottenuto quando, da Ministro della Giustizia, Paola Severino si trovò ad affrontare il tema della classifica internazionale “Doing business”. La questione, sottolinea, fu affrontata “puntando su riforme che tenevano conto della stretta correlazione tra giustizia ed economia, ma anche instaurando un dialogo molto intenso con la Banca mondiale”. Il fine fu “dimostrare che alcuni dei ranking utilizzati per la classifica erano applicabili al sistema giuridico anglosassone ma non lo erano per quello, profondamente diverso, vigente in Italia”. Questo “non vuol dire affatto che dobbiamo ignorare le classifiche internazionali, ma che dobbiamo pretendere l’omogeneità dei parametri di valutazione, ottenere che i valutatori siano correttamente informati e sviluppare la capacità di selezionare i ranking più importanti, puntando al loro miglioramento”.

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