Brexit e pandemia: forte impatto sull’economia britannica

Dopo l’uscita definitiva dal mercato europeo lo scorso gennaio, congiuntamente agli inevitabili colpi sferrate dal virus anche alla vita economica del Regno Unito, la situazione finanziaria britannica è cambiata considerevolmente rispetto al passato.

Sembra che la leadership di Londra sia minacciata da una rivalsa di Amsterdam, la cui piazza di scambi a gennaio è diventata la principale dell’Europa, aumentando di circa quattro volte il valore di azioni scambiate quotidianamente rispetto al 2020, spodestando Londra dopo decenni di monopolio.

Impossibile negare che la Brexit sia responsabile di questo declino, soprattutto per il mancato accordo tra Regno Unito e Unione Europea, quando ha avuto luogo, a gennaio, l’uscita dall’Unione. Da allora, sui mercati finanziari britannici non è più possibile comprare e vendere titoli in euro, e ciò ha causato un enorme spostamento di transazioni da un mercato finanziario a un altro.

Il valore totale delle azioni scambiate ad Amsterdam nel 2020 era in media di 2,6 miliardi di euro al giorno, mentre adesso è arrivato a 9,2 miliardi. Nel frattempo, lo stesso valore a Londra è passato da 17,5 miliardi di euro a 8,6 miliardi.

Il 3 marzo scorso, il Cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak, ha presentato un rapporto sul rilancio della City con l’obiettivo di rimettere Londra in competizione con le altre Borse europee, recuperando il modello thatcheriano degli anni Ottanta nella semplificazione degli adempimenti. 

Ma Londra si rifà anche al modello di Facebook, ovvero la Dual Class Shares Ownership, con cui i fondatori dell’azienda, in possesso di una quota del 14% nel capitale, possono detenere un 60% della proprietà tramite i diritti di voto nell’assemblea degli azionisti.

A beneficiare del cambio di rotta britannico non è solo Amsterdam. Il Regno Unito ha aumentato le importazioni di prodotti freschi dal Marocco allo scopo di ridurre la dipendenza dall’Unione Europea. I dati dell’HMRC (HM Revenue and Customs) rivelano che a gennaio del 2021 le importazioni dei prodotti marocchini sono aumentate del 51% rispetto allo scorso anno, passando da 20.236 tonnellate nel gennaio 2020 a 30.648 tonnellate nel gennaio 2021. In testa alla classifica vi sono le zucchine con un +822%, seguite dalle fragole con un +459%.

Il Ministero dell’Agricoltura afferma le esportazioni ortofrutticole marocchine hanno ammontato a 474.000 tonnellate nel gennaio 2021. Le spedizioni verso il Regno Unito hanno rappresentato il 6,33% dell’intero export del Marocco a gennaio.

D’altra parte, il Regno Unito sta cercando di riscattarsi e anche di risollevarsi attraverso un’eccellente campagna vaccinale che ha raggiunto il traguardo dei 30 milioni di cittadini che hanno ricevuto la prima dose.

Grazie anche alla Brexit, Boris Johnson ha potuto stipulare contratti migliori con le multinazionali farmaceutiche, ottenendo più vaccini rispetto all’Europa.

Il governo britannico adesso prevede di avviare a settembre una campagna di richiami per le categorie a rischio per proteggerle dalle nuove varianti del coronavirus.

Sembra quindi che la Brexit abbia anche avuto degli effetti positivi, che a lungo termine potranno incidere positivamente anche sull’economia del Paese.

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