Borse europee caute e petrolio a picco per colpa dei lockdown

I segnali positivi sulla manifattura danno respiro alle Borse europee. Gli indici erano partiti con il piede sbagliato sulla scia della preoccupazione per le nuove misure anti-Covid varate in molti Paesi, Italia compresa, ma hanno recuperato terreno e si attestano in rialzo di oltre un punto. Ad aumentare la propensione al rischio degli investitori sulle piazze europee sono i dati sugli indici PMI manifatturieri, che segnano per l’Eurozona un rialzo a 54,8 punti da 53,7 di settembre (ai massimi da luglio 2018) e in particolare l’espansione della Germania (a 58,2 punti da 56,4 e al massimo in 31 mesi). Non fa eccezione l’Italia (a 53,8 da 53,2 punti) che registra il dato più alto da marzo 2018. Detto questo, le preoccupazioni restano forti, fattore che sta mandando a picco le quotazioni del petrolio per via della possibilità che la domanda di energia arretri ulteriormente (da qui il tonfo del Wti, arrivato a perdere anche il 4%). Tutto questo dopo una settimana molto negativa, in cui gli indici hanno perso oltre 6 punti percentuali (Milano -6,96%, nel 2020: solo a marzo e aprile, in pieno lockdown, ha avuto un ribasso mensile più pesante) ed è stata persa capitalizzazione di mercato oltre 600 miliardi di euro in cinque sedute. Anche il “Financial Times” vede nero sulle prospettive dell’Eurozona, con un ulteriore calo del 2,3% nel quarto trimestre a causa delle nuove restrizioni anti-Covid, gli occhi del mondo sono puntati sulle elezioni americane che, tra poco più di 24 ore, decreteranno il nome del nuovo Presidente degli Stati Uniti tra Donald Trump e lo sfidante Joe Biden, che appare in vantaggio nei sondaggi nella corsa alla Casa Bianca, anche se aumentano i rischi di un Congresso diviso post-voto. Comunque, i ribassi di questi giorni non sono paragonabili al -25% perso da Piazza Affari nella settimana dopo la proclamazione del lockdown nazionale (8 marzo). Le restrizioni in vigore ora sono molto più blande di allora. Rispetto ad allora poi si intravede una luce in fondo al tunnel: il vaccino. Le ingenti risorse mobilitate hanno impresso un’accelerazione impensabile alla ricerca e nelle prossime settimane le case produttrici dovrebbero fornire indicazioni sull’efficacia e sulla sicurezza dei vaccini alla fase finale di test. Per gli investitori saranno informazioni cruciali per capire se e in che misura ci sarà la ripresa. Le notizie sul fronte vaccini saranno un importante “market mover” per le Borse nelle prossime settimane. Sul FTSE MIB, andamento in calo per Nexi, fermata in asta di volatilità in avvio a -5% e poi rientrata in contrattazione riducendo progressivamente i ribassi a poco più di un punto percentuale, mentre la società ha avviato una trattativa in esclusiva per fusione con Nets. Il flop del petrolio frena le quotazioni dei colossi del settore, da Eni a Saipem. È invece piatta Unicredit mentre, secondo “Il Sole 24 Ore”, sta prendendo forma il piano per le nozze con Mps, che potrebbe agevolare la scissione delle attività italiane da quelle estere allo studio di piazza Gae Aulenti. Andamento negativo per i BTp scambiati sul secondario telematico, che perdono terreno rispetto ai Bund in sintonia con altri titoli dei ‘periferici’ dell’Eurozona come i Bonos spagnoli. Lo spread con i Bund torna ad allargarsi. Il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano, il dicembre 2030 (Isin IT0005413171) e il pari scadenza tedesco, (15 agosto 2030) è indicato a 137 punti base dai 134 punti del finale di venerdì. L’andamento cedente dei prezzi si riflette sui rendimenti in risalita: il decennale italiano rende lo 0,74% dallo 0,72% del finale della scorsa settimana. Sul fronte dei cambi, la moneta unica resta debole contro dollaro e yen: la divisa unica è scambiata a 1,163 contro il biglietto verde (contro 1,1648 dollari venerdì in chiusura) e vale 121,97 yen (121,828). Il biglietto verde scambia a 104,80 yen (104,58). Tonfo, infine, per le quotazioni del petrolio con il Wti di dicembre in flessione del 4,5% a 34,2 dollari al barile e il Brent di gennaio a 36,5 dollari (-3,9%).​

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